Ha appena conquistato il titolo italiano Under 12 insieme a Ludovica Salvi, ma Benedetta Fappiano guarda già oltre. L’amicizia con la sua compagna, i sacrifici della famiglia, le giornate all’Eucaliptos Padel Club e un sogno enorme: arrivare un giorno sul palcoscenico del Premier Padel e, perché no, alle Olimpiadi.
A dodici anni i sogni possono cambiare continuamente. Quello di Benedetta Fappiano, invece, sembra avere già una forma ben precisa: una racchetta in mano, un campo da padel davanti e la voglia di capire fino a dove potrà arrivare.
Intanto un sogno lo ha appena realizzato.
Insieme alla compagna Ludovica Salvi, Benedetta ha conquistato il titolo italiano Under 12, superando in finale Zara Settimi e Ginevra Di Noia per 6-2, 6-0.
Un risultato importante, ma soprattutto una piccola rivincita.
Solo un anno fa Benedetta e Ludovica avevano infatti lasciato i Campionati Italiani con un secondo posto. Stavolta sono tornate con un obiettivo preciso e hanno trasformato quella delusione in uno stimolo.
Dietro il risultato, però, c’è molto di più: un’amicizia nata e cresciuta sui campi, una famiglia sempre presente, un club diventato una seconda casa e i primi confronti internazionali con le giovani promesse del padel spagnolo.
Abbiamo parlato con Benedetta poche ore dopo la vittoria.
«Era il sogno che ci eravamo poste un anno fa»
Benedetta, sei campionessa d’Italia. Dimmi la verità: hai già realizzato quello che avete fatto?
«Abbiamo realizzato il sogno che ci eravamo poste l’anno scorso, quando avevamo perso in finale.»
Una risposta che dice già molto. Perché questo titolo, per Benedetta e Ludovica, non nasce oggi.
Nasce probabilmente proprio da quella finale persa dodici mesi fa.
Quando avete giocato l’ultimo punto e avete capito di essere campionesse d’Italia, qual è stata la prima cosa che hai fatto?
«Come prima cosa ho abbracciato subito la mia compagna, poi ho dato la mano alle avversarie e subito dopo sono andata dai miei genitori.»
Prima Ludovica, poi le avversarie e infine mamma e papà. Quasi una fotografia perfetta di tutto ciò che c’è dietro una vittoria così.
Quella finale persa che è diventata una motivazione
A volte nello sport una sconfitta rimane semplicemente una sconfitta. Altre volte diventa qualcosa che continua a tornarti in mente e ti spinge a lavorare un po’ di più.
Per Benedetta è successo proprio questo.
L’anno scorso ai Campionati Italiani eravate arrivate seconde. Quest’anno siete tornate e avete vinto. Quanto hai pensato a quel secondo posto durante questi dodici mesi? È stata anche una motivazione in più per tornare e prendervi il titolo?
«In questi ultimi mesi ho pensato spesso al secondo posto dell’anno scorso. È stato un buon risultato, però è stata anche una carica in più per dirci: quest’anno dobbiamo vincere.»
E alla fine quel “dobbiamo vincere” è diventato realtà.
Benedetta e Ludovica, amiche prima ancora che compagne
Benedetta vive a Roma. Ludovica arriva dalla Toscana.
Non esattamente due vicine di casa. Eppure, negli ultimi mesi, il loro rapporto è diventato sempre più forte.

Benedetta Fappiano e Ludovica Salvi Campionesse d’Italia
Tu sei di Roma, Ludovica arriva dalla Toscana, eppure ormai siete una coppia praticamente inseparabile. Che rapporto avete fuori dal campo?
«Con Ludovica, soprattutto negli ultimi tornei e in quest’ultimo anno, il rapporto è cresciuto molto. Abbiamo capito che non solo ci troviamo bene in campo, ma che siamo anche molto simili. Abbiamo un bellissimo rapporto e ci sentiamo tutti i giorni.»
Forse uno dei segreti della loro intesa è proprio questo: non smettere di essere amiche quando finisce la partita.
E niente rituali scaramantici particolari prima di entrare in campo.
Avete qualche rito prima di una partita importante? Una frase, una canzone, un gesto che fate sempre?
«Di solito non abbiamo un rito specifico prima di una partita, però tendiamo a parlare molto tra di noi, a stare insieme e a creare strategie per giocare meglio.»
Più che la scaramanzia, quindi, funziona il dialogo.
Quando dall’altra parte della rete ci sono le spagnole
Il percorso di Benedetta non si sta fermando ai confini italiani.
I tornei internazionali l’hanno già portata a confrontarsi con alcune giovani giocatrici spagnole. E per chi conosce il padel sa bene cosa significhi: la Spagna rimane uno dei grandi punti di riferimento mondiali di questo sport.
Hai giocato e vinto anche contro ragazze straniere. Quando entri in campo contro le spagnole, che nel padel sono considerate fortissime, senti qualcosa di diverso?
«Quando abbiamo giocato il FIP Promises a El Prat sapevo che in Spagna il livello era più alto rispetto a quello italiano, quindi entravo con una mentalità diversa. Ero più concentrata e sapevo di dover usare di più la testa, perché ogni partita è diversa.»
“Usare di più la testa”. Parole che sembrano quasi sorprendenti per un’atleta così giovane, ma che raccontano bene quanto il suo percorso stia crescendo anche dal punto di vista mentale.
L’Eucaliptos, la sua seconda casa
Benedetta è cresciuta sportivamente all’Eucaliptos Padel Club di Roma.
Dietro i trofei e le fotografie delle vittorie ci sono infatti allenamenti, preparazione atletica, lavoro mentale e soprattutto tante persone.
Sei cresciuta sportivamente all’Eucaliptos Padel Club. Quanto c’è dell’Eucaliptos in questo titolo italiano?
«In questo titolo italiano c’è tutto l’Eucaliptos: dai maestri, alla mental coach, ai preparatori atletici, e soprattutto ai miei amici.»
Ed è proprio quell’ultima parola, “amici”, a far capire quanto per Benedetta il club non sia semplicemente il luogo nel quale andare ad allenarsi.
È una parte della sua quotidianità.
Mamma e papà, sempre in viaggio con lei
Poi ci sono loro: i genitori.
Dietro la carriera di una giovanissima atleta c’è inevitabilmente anche una famiglia che deve organizzarsi tra scuola, allenamenti, tornei e trasferte.
E i tuoi genitori? Per arrivare a questi livelli ci sono viaggi, allenamenti, weekend passati sui campi da padel. Quanto senti che questa vittoria è anche loro?
«Sento che questa vittoria è anche merito loro, perché sono sempre disponibili ad accompagnarmi ovunque. Quindi questa vittoria è anche loro.»
Una frase semplice che nasconde probabilmente chilometri, sveglie presto, weekend fuori casa e ore trascorse ad aspettare la fine di un allenamento.
I suoi idoli? Bea González, Martina Calvo e Giulia Dal Pozzo
Come ogni giovane atleta, anche Benedetta ha qualcuno da osservare.
C’è una giocatrice professionista che guardi e pensi: “Un giorno vorrei diventare come lei”?
«A livello mondiale mi piacerebbe diventare come Bea González o Martina Calvo, che è comunque una ragazza giovane. A livello italiano, invece, mi piace molto come gioca Giulia Dal Pozzo.»
Tre modelli diversi, ma una cosa in comune: rappresentano quel mondo del padel professionistico che oggi Benedetta osserva da fuori e che un giorno spera di vivere da protagonista.
Il sogno più grande: «Un oro per la mia nazione»
Ed è proprio quando le chiediamo di immaginare il futuro che arriva forse la risposta più bella dell’intervista.
Facciamo un gioco: siamo nel 2036, hai dieci anni in più. Dove sta giocando Benedetta Fappiano? Qual è il sogno che vorresti aver realizzato?
«Spero di trovarmi in un campo da padel, magari in un Premier Padel. E soprattutto spero che il padel diventi disciplina olimpica, così da poter vincere magari un oro per la mia nazione.»
Premier Padel, Olimpiadi, una medaglia d’oro con l’Italia.
Sogni enormi per una ragazza così giovane.
Ma forse è proprio questa l’età giusta per non avere paura di dirli ad alta voce.
«Dedico questo titolo soprattutto a me stessa»
Prima di salutarla c’è un’ultima domanda.
Oggi sei campionessa d’Italia. A chi vuoi dedicare questo titolo?
Benedetta ci pensa e parte da una persona che spesso, quando si parla di dediche, viene dimenticata: se stessa.
«Voglio dedicare questo titolo soprattutto a me stessa, perché mi sto impegnando tanto in questo periodo per raggiungere questi obiettivi, ma anche alla mia Academy, ai miei maestri, ai miei genitori, un po’ a tutti.»
Ed è forse proprio questa la frase che racconta meglio Benedetta Fappiano oggi.
Una ragazzina che sa ringraziare chi le sta accanto, ma che comincia anche a riconoscere quanto lavoro, impegno e determinazione servano per trasformare un desiderio in un risultato.
Un anno fa lei e Ludovica erano seconde.
Oggi sono campionesse d’Italia.
E quando le chiedi dove vorrebbe essere fra dieci anni, Benedetta non ha bisogno di pensarci troppo: ancora su un campo da padel, solo molto più grande.










